Archivi tag: formazione

Test per valutarsi come animatore di gruppo

Il test comprende dodici domande. Ciascuna di queste domande riguarda una situazione precisa e propone tre risposte.

Sta a voi collocarvi nel tipo di risposta che corrisponde meglio al vostro comportamento.

Le situazioni reali sono di solito più complicate di quelle descritte nel test.

Lo scopo della prova è di permettere di rendere esplicite alcune tendenze personali. Ad ogni modo non si tratta di fare un quadro delle cose migliori, ma di conoscere meglio noi stessi.

Chi fosse interessato all’utilizzo può chiedere copia gratuita in formato word.

ISTRUZIONI

Contrassegnare con una X una affermazione per ogni situazione, scegliendo fra ciascuna delle tre alternative quella che meglio descrive il tuo comportamento attuale.Riporta nella tabella le risposte date.

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

TOTALE PER OGNI RIGA

a

a

a

a

a

a

a

a

a

a

a

a

b

b

b

b

b

b

b

b

b

b

b

b

c

c

c

c

c

c

c

c

c

c

c

c

Riporta la descrizione dei risultati ottenuti

Riga a _______________________________________________________

Riga b _______________________________________________________

Riga c _______________________________________________________

1) Prima di una riunione ho la tendenza:

a)    a preparare tutto e a prevedere tutto fino nei minimi dettagli;

b)   a preparare un quadro generale di incontro;

c)    a contare prima di tutto sul gruppo.

2) All’inizio di una riunione ho la tendenza:

a)    ad indicare al gruppo il procedimento che sarebbe bene seguire;

b)   a proporre parecchi procedimenti alla discussione e alla scelta del gruppo;

c)    ad affidarmi al gruppo perché trovi lui stesso il procedimento da seguire.

3) Di fronte a idee fermamente opposte alle mie ho la tendenza:

a)    ad attenermi alle mie idee in modo deciso e a volte aggressivo o appassionato;

b)   a continuare a discutere per approfondire i punti di vista di ognuno;

c)    a lasciare ad ognuno la propria libertà.

4) Quando qualcuno critica direttamente ciò che dico o faccio, ho la tendenza:

a)    a cercare di persuaderlo che ho ragione;

b)   a porgli delle domande o a rimandare la questione a tutto il gruppo per precisare;

c)    a lasciare dire, poi a passare ad un altro argomento.

5) Quando il gruppo prende una direzione differente da quella decisa all’inizio dall’insieme del gruppo, ho tendenza:

a)    a riportare rapidamente e fermamente il gruppo al procedimento previsto senza discussione;

b)   a ricordare al gruppo le sue prime scelte perché si reinquadri;

c)    a confidare nel gruppo senza intervenire.

6) In un gruppo, ho abitualmente la tendenza:

a)    a dire ciò che penso fin dall’inizio, indipendentemente da ciò che pensano gli altri;

b)   ad attendere il momento più favorevole per l’andamento del gruppo, tenendo conto delle mie idee e di quelle espresse dagli altri;

c)    ad esprimermi come capita, secondo l’umore del momento.

7) In una riunione, ho la tendenza a considerare un conflitto come:

a)    un brutto momento, da superare il più presto possibile richiamando con fermezza il gruppo all’ordine;

b)   una reazione normale di gruppo, che bisogna vivere senza eluderla, anche se affettivamente è duro;

c)    qualche cosa che si aggiusterà da sé.

8) Di fronte ad un componente del gruppo che resta silenzioso, ho la tendenza:

a)    a interpellarlo direttamente perché parli e il gruppo possa sapere finalmente ciò che pensa;

b)   a stare attento per farlo intervenire al momento opportuno, ma senza forzare;

c)    a rispettare il suo silenzio, senza accordargli una particolare attenzione.

9) Per conoscere il pensiero del gruppo su di un argomento, ho la tendenza:

a)    a utilizzare spesso il giro di tavolo, in cui ognuno può e deve esprimersi;

b)   a rilanciare la domanda in diversi modi ai vari membri del gruppo;

c)    a lasciare la parola a quelli che hanno più facilità di esprimersi, dando per scontato che ognuno può esprimersi se lo desidera.

10) Nella ricerca degli scopi, punto innanzitutto:

a)    sul senso di responsabilità dell’animatore, poiché è lui il principale responsabile;

b)   sul senso di responsabilità di ogni membro del gruppo, anche se ci vuole del tempo prima che ciascuno si senta responsabile del gruppo;

c)    sul senso di responsabilità dei capi naturali del gruppo, che gli altri finiscono sempre per seguire.

11) Percepisco la verifica come:

a)    un momento difficile da non prolungare troppo, poiché deve incentrarsi unicamente sui risultati oggettivi raggiunti dal gruppo;

b)   un momento difficile, possibilmente arricchente, che deve incentrarsi contemporaneamente sui risultati raggiunti e sul funzionamento interno del gruppo;

c)    un momento di cui non vedo molto l’utilità.

12) Se l’esigenza del gruppo sfocia in risultati differenti da quelli che ho previsto, ho la tendenza a dirmi:

a)    è un fallimento;

b)   ciò corrisponde forse meglio ai veri bisogni del gruppo;

c)    peccato, ma è così.

Se aveteDa 10 a 12 risposte a: attenzione, dannoso autoritarismo.Da 6 a 9 risposte a: sorvegliate bene le vostre tendenze profonde a voler guidare tutto.

Da 1 a 5 risposte a: qualche tendenza autoritaria da sorvegliare.

Da 10 a 12 risposte b: animatore democratico ideale (ne siete sicuri?).

Da 6 a 9 risposte b: avete in mano buone carte per animare democraticamente e proficuamente un gruppo.

Da 1 a 5 risposte b: ancora parecchio cammino da fare per animare in modo democratico.

Da 10 a 12 risposte c: siete in pieno lasciar fare e non rispettate il vostro ruolo da animatore.

Da 6 a 9 risposte c: avete forti tendenze a lasciar andare le cose come vanno.

Da 1 a 5 risposte c: da sorvegliare alcune tendenze al lasciar correre.

Osservare un gruppo in formazione.

Proponiamo alcune considerazione relative l’osservazione di un gruppo di persone in formazione. Cosa deve osservare un tutor? Quali sono gli elementi importanti da tenere sotto controllo? Le slides seguenti provano a dare alcune risposte…

Considerazioni su formazione e apprendimento degli adulti

Metodologia della formazione delle persone

Studiare ho studiato: Università, Specializzazione, corsi formazione per formatori, gli autori più importanti: Rogers, Gestalt, Berne, PNL, psicologia umanistica, i docenti più conosciuti.

… E poi ho dimenticato tutto.

Lavorare sul campo CON le persone significa adattarsi all’individuo o all’azienda che hai di fronte, capire le sue esigenze e rispondere al meglio. Apportare un cambiamento, far capire che è necessario un cambiamento, favorire il cambiamento.

Le formule magiche? Le ho imparate tutte, ma… non funzionano!
Perché le persone sono sempre un’altra cosa. Persone ed aziende sono sempre come non te le aspetti; ma questa è la sfida più affascinante.
E, dimenticavo, non si può vendere nulla che qualcuno non abbia già comprato.

E comunque questo blog non vende nulla.

Vendo coaching e automobili

Quante volte ci imbattiamo in blog o siti che propongono formazione o, più spesso, work coaching, career coaching e, addirittura, life coaching.

Il web e i social networks propongono interventi, cercano di superare la difficoltà di non potersi parlare direttamente, di non vedersi, di non avere, cioè un rapporto. Avere a che fare professionalmente con le “risorse umane” significa utilizzare la relazione personale come strumento di diagnosi (capire quali sono le difficoltà e i problemi) e come strumento di miglioramento. Strumenti come Skype o la video conferenza o anche, più semplicemente, il telefono possono aiutare non poco, ma non sostituiscono la presenza. Il fatto di essere fisicamente in un posto o in un altro, in azienda o nello studio del coach – inoltre – non è secondario.

Qualche volta ho l’impressione che si venda la formazione sul web, allo stesso modo in cui si vendono automobili. Come se un annuncio dicesse: vendo automobili (formazione), di buona qualità (sono bravo), perché certificate (ho un diploma, ho studiato tre anni), se vuoi te le porto direttamente a casa; in alcuni casi si parla anche di marche (faccio parte di una importante scuola piuttosto che di un’altra).

Il problema è che le automobili, anche le più conosciute, anche le più pubblicizzate, devono essere PROVATE. Il possibile cliente deve, certo, essere informato circa le caratteristiche tecniche, di sicurezza, di costi di manutenzione e di prezzo. Ma il cliente vuole vedere, vuole provare, vuole sentire il profumo della macchina che compra.

Così nel coaching, nella formazione, nel team building eccetera. E’ certamente utile sapere che il professionista ha frequentato la scuola di qualità, che sa utilizzare i termini giusti, che ha costi ragionevoli. In realtà, per poter fare una scelta veramente equilibrata, bisogna provare. Il che significa incontrare il professionista, parlare con lui, annusarlo. Solo così la scelta sarà stata fatta tenendo conto dei fattori hard e di quelli soft (che sono quelli che spesso fanno la differenza). Non sembri una cosa eccentrica: sono sempre di più i corsi di lingue o di nuoto, per esempio, che permettono di fare una o due lezioni gratuite, prima di parlare di soldi. Se l’insegnante o l’ambiente sono di tuo gradimento li compri, diversamente te ne vai…

"Acquisto l'auto o un coaching?"

E quindi: vuoi comprare un’auto? Informati sulle caratteristiche, sul prezzo, sul finanziamento… ma passa in concessionaria e toccala, guardala, guardati dentro, pensa se ti serve davvero e perché; annusala e facci un giro. Se non te lo permettono vai da un’altra parte. Funziona così anche quando pensi che potrebbe esserti utile un corso di formazione, un coach, o qualcosa di simile.

Un’attività così importante, in termini di investimento personale, deve essere considerata da diversi punti di vista. Considera che l’automobile sbagliata la puoi sempre rivendere, un coaching poco utile te lo devi tenere…

Intervista al consulente.

 

Mariah Carey at the premiere of Tennessee at t...

Image via Wikipedia

A cosa ti dedichi? Cosa dice il tuo biglietto da visita nella parte inerente la professione?

Formazione, selezione coaching e sviluppo del personale; tutto quello che aiuta le persone a lavorare meglio o a capire qual’è il lavoro che preferiscono.

Che cosa hai studiato?

Laurea in scienze politiche, master in relazioni industriali, scuola di psicologia del lavoro.

Che cosa ci si aspetta da te nel tuo lavoro e come riesci a ottenerlo?

Cerco di aiutare le persone che lavorano a capire il senso del loro lavoro e provare a farlo meglio. Dare strumenti concreti per il miglioramento del lavoro. Dare consulenza sulle competenze attuali e future delle persone; cioè quello che possono fare in futuro.

Internet ha cambiato la tua forma di lavorare? E se sì, come?

Internet è il futuro che è già qui: sto cercando di capire in che modo.

Descrivi i tuoi strumenti di lavoro attuali?

Computer, proiettori, libri, carta. Soprattutto lavoro CON le persone.

Hai una pagina web o blog dove possiamo vedere tuoi lavori?

E’ tutto ancora in costruzione! sono da poco sul web. Comunque, a parte questo blog, sono su www.lamiacasetta.wordpress.com, inoltre www.twitter.com @stefanopreto.

Quali sono i lavori più emblematici che hai fatto nel corso della tua carriera?

Formazione insegnanti scuola elementare su i moduli (anni 90).

Formazione per dipendenti patronato INCA CGIL (anni 90/2000).

Formazione e sviluppo per dipendenti Grande Distribuzione Organizzata (mo, nel senso di ora).

Un video di Youtube con qualcosa che è stato significativo nella tua vita.

Concerto di Stefano Preto e Mariah Carey di Natale; io e Mariah cantiamo insieme, ci tengo a precisarlo…

LA NOSTRA IDEA DI FORMAZIONE

Sono passati molti anni, il documento non è molto leggibile. Secondo noi però è molto attuale.