La lettera di presentazione: il problema di farsi notare

Ma che roba è la  lettera di presentazione, a cosa serve, com’è organizzata e perché scriverla se già mando il curriculum? Cosa devo dire alla persona che la legge? E’ vero che bisogna  scrivere contenuti diversi per posizioni diverse?

La lettera di presentazione è il tuo biglietto da visita, il tuo asso nella manica per dimostrare la validità della tua candidatura, i tuoi punti di forza e gli elementi di contatto tra il tuo profilo professionale, l’azienda e il ruolo specifico per cui ti stai proponendo. E’ quella cosa per cui chi la legge pensa: interessante, voglio approfondire, voglio leggere il cv di questa persona – meglio ancora – vorrei conoscere di persona chi ha scritto!
Ecco perché è importante: ma devi farla in un certo modo. Pensa alla pubblicità che ti ammorba; quando funziona, quando è fatta bene, quando riesce nel suo intento di differenziare un prodotto da un altro, ti fa pensare che, probabilmente, varrà la pena di provarlo il prodotto. Il tuo preciso obiettivo: riuscire ad essere convocato per un colloquio. Per questo devi cercare di puntare su alcuni elementi che possono creare interesse.
La lettera di presentazione è un atto di corteggiamento e seduzione nei confronti dell’azienda; le devi far capire quanto la conosci, quanto ti piacerebbe lavorare per lei e offrirle le tu capacità.

Foto da MegaMarketing

Ecco un esempio:
Dottor ESTI RAZZI

Via Milano, 1 Roma Italia | 06/11.22.33.44 +39 347 111 22 33 | edocodeca@mail.it @ESTIRAZZI Linkedin.com/Estirazzi

29/07/2020

C.a. Dott. Mario Rossi

Spett. Rimba Italia S.p.A.

Via Monte BiancoRossoVerde, 3

Milano

Egregio Dott. Rossi,

Sottopongo alla sua attenzione la mia candidatura in risposta alla vostra ricerca di un profilo HR Recruitment Specialist (rif: EE123) pubblicata sul vostro sito aziendale. 

Ritengo che la mia esperienza attuale e le competenze maturate possano essere in linea con quanto da voi ricercato. In particolare, il coordinamento di progetti strutturati su tutto il territorio nazionale nel ruolo di Recruiter Specialist mi ha consentito di maturare una buona capacità di problem solving nella gestione in autonomia di attività molteplici. I frequenti contatti con aziende nazionali e internazionali, inoltre, mi hanno consentito di migliorare il mio approccio orientandolo fortemente al cliente, e di rendere più mirati i miei sforzi volti a ottenere risultati specifici. 

Conosco bene la vostra azienda, è per questo che sono molto interessato a lavorare per voi, condividendo con una realtà leader di settore come la vostra le competenze professionali acquisite sino ad ora.  

La ringrazio per l’attenzione e rimango a disposizione 

Cordialmente

ESTI RAZZI

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Ho vinto un colloquio! E adesso che faccio?

E così, dopo aver spedito centinaia di cv, aver risposto ad offerte e aver spedito lettere di autocandidatura, ti è arrivata la telefonata che ti convoca ad un COLLOQUIO DI CONOSCENZA…

Che fare? Come mi presenterò, cosa racconterò di me, cosa mai mi chiederanno? Sono molti gli elenchi delle domande più ricorrenti, dalle più puntuali alle più spaventose, come “mi parli di lei” oppure “perché dovremmo assumere proprio lei?”; abbiamo preparato un piccolo elenco delle cose da ricordare. Una breve lista di cose che vale la pena di considerare quando ci si prepara ad un colloquio. Si tratta di punti ai quali fare attenzione oppure da preparare prima. Un esempio? Se il selezionatore vi chiedesse di presentarvi in due minuti, cosa vorreste dire? Qualcosa di interessante, di esaustivo e che faccia venir voglia di essere approfondito, così da portare la discussione dove… volete voi.

Di seguito la lista; che ne pensate?

Il mio cv:  quale titolo

La mia stretta di mano

Il mio abbigliamento: formale, elegante, informale?

Lo sguardo: dritto verso l’altro

Come, dove e in che modo sei seduto? Cerca di imitare l’interlocutore

Chi sono i selezionatori?

Chi deciderà della tua assunzione?

Quale sarà la mia posizione e il mio ruolo in azienda? Mi interessa davvero?

Azienda: cosa fa e come si pone sul mercato: è una Startup o è consolidata?

Quale clima in azienda: quali valori, cos’è che conta di più per l’azienda, cosa viene premiato?

Cosa vogliono da te e cosa si aspettano dal tuo ruolo

Con chi lavorerai: i tuoi colleghi e i superiori

Autopresentazione in due minuti: preparati prima e parla di quello che vuoi TU

Cosa faccio e cosa mi piace fare

Cosa ho fatto e come: risultati raggiunti nella professione

I miei punti di forza: sono veramente bravo/a a fare…

I miei punti critici: ma li trasformo in punti di forza!

Esperienze significative che dimostrano la mia leadership, collaborazione, mediazione, accordo, determinazione, ANCHE NON NEL LAVORO.

FAI UN BEL RESPIRO E… BUON COLLOQUIO!

Networking e Ricerca di lavoro

Ogni volta che succede un incidente sul lavoro

Eh sì, sempre le stesse parole. Qualcuno, mentre lavora si fa del male o, peggio, muore, e tutti a ripetere la litania.

In pochi giorni in Lombardia – ma poteva essere ovunque in Italia – alcune persone sono morte mentre stavano lavorando. In un caso erano lavoratori esperti; in un altro si è trattato di un giovane che è morto sotto gli occhi del padre, che lo seguiva. Tutti superficiali? Hanno tutti sbagliato qualcosa? Nessuno ha seguito le norme (che ci sono)?

Perché ogni volta devo/dobbiamo sentire gli stessi commenti da parte di giornalisti, sindacalisti, datori di lavoro, eccetera?

  • “Si deve investire di più nella sicurezza”,
  • “La crisi ha abbassato la percezione del pericolo nelle aziende”,
  • “Non si fa abbastanza per la sicurezza”…

Non è che si fa troppo, ma lo si fa male? Ha senso proclamare una manifestazione di piazza? Mobilitarsi per un giorno? Promuovere un dibattito a caldo? Per cosa? Per sensibilizzare chi?

Risposte non ne ho. Ma ho l’impressione che ci sia qualcosa di sbagliato, qualcosa che non funziona. Ho paura che le cose cambieranno troppo poco e con grande difficoltà. E penso – spero non sia irrispettoso – a un qualsiasi telefilm americano, dove, se il protagonista deve anche solo dipingere una porta di legno, indossa gli occhiali protettivi, i guanti e un grembiule adatto.

Che sia un problema di CULTURA? Forse si intende la formazione alla sicurezza, solo come un elenco descrittivo e noioso delle cose da fare e di quelle da non fare? Formazione alla sicurezza significa dire quali sono i dispositivi adeguati? Qualcuno ha mai misurato il cambiamento di comportamento delle persone DOPO un corso di formazione? La percezione del rischio, pensare intimamente che “tanto a me non può succedere, perché io sono esperto”, qualcuno l’ha mai considerata? Forse, fino a quando la sicurezza sul lavoro sarà considerata un costo per le aziende e un intralcio per i lavoratori, cambiamenti non ne vedremo. E sentiremo gli stessi commenti e le solite prediche.

Cercare lavoro da soli è meglio?

Nella ricerca di un buon lavoro è sempre meglio soli che male accompagnati.

Il bravo cercatore di lavoro è come uno che cerca funghi in un bosco a ottobre: da soli si trova di più e di meglio. Se siamo in due bisogna dividere il malloppo; e se si è in tre?

 

Qualche giorno fa ho incontrato un professionista senza lavoro da qualche settimana; un dipendente di livello medio alto, con esperienze importanti, non giovane, licenziato da una piccola impresa con mercato internazionale. Una persona con una interessante storia professionale, di livello culturale medio alto, determinata e ben organizzata. Gli serviva solo di fare un poco di networking: utilizzare (ex) colleghi, conoscenti, chi lavora nella concorrenza, associazioni di categoria, un job-club, altri che cercano lavoro, per rinforzare la ricerca, per aumentare le informazioni e per supportare ed essere supportato nei momenti difficili.

“Cercare insieme ad altri? Non credo possa funzionare. Io sono… speciale!”, mi ha risposto.

“Quello che cerco io è troppo particolare! Quello che io voglio è molto di nicchia, non siamo in molti nel mio settore: non vedo come altri potrebbero essermi utili; né, d’altra parte, come potrei io esserlo per loro? Io non conosco nessuno al di fuori del mio ambiente di lavoro. Se volessi inserirmi, che so, nel marketing o nelle costruzioni civili, allora sì che qualcuno potrebbe aiutarmi, ma la mia è una ricerca troppo peculiare… e poi… meno concorrenza c’è meglio è. Quello che trovo è mio, e basta”.

Ma non è vero.

Collaborare con gli altri aumenta la qualità del lavoro. Certo, non è facile lavorare in gruppo, almeno all’inizio, ma quando il gruppo funziona i singoli possono raggiungere obiettivi che si credevano irraggiungibili: la forza, l’intelligenza e la motivazione di ciascuno, sommati, danno risultati nettamente superiori.

In un buon gruppo 1 + 1 può fare 3!

Non è un’opinione, ma un fatto, accertato da numerose ricerche.

La “collaborazione” è un vero e proprio strumento di lavoro: possiamo avere più informazioni utili, migliorare la nostra autostima, tenere alta la motivazione, sbagliare di meno nella ricerca, riusciamo anche migliorare il nostro curriculum.

Prova solo a pensare ad un piccolo gruppo di persone che cercano lavoro: ci si trova una volta la settimana – va bene anche un bar, come fanno quelli di Unbreakfast (www.unbreakfast.it) – si scambiano informazioni, nomi e numeri di telefono, li si vaglia insieme, si controllano a vicenda i cv, si condividono corsi di formazione o convegni (gratuiti) dove incontrare potenziali datori di lavoro, si divide il lavoro di ricerca, si portano a conoscenza i colleghi di potenziali offerte interessanti. E l’elenco delle cose che si possono fare non finisce qui.

Condividere informazioni e metodi di lavoro, fa la differenza, fa aumentare il numero di aziende prese in esame, rende più mirata la ricerca, il tutto a patto che ci sia un metodo e che lo si applichi correttamente.

L’indagine che può fare una persona, per quanto ben fatta, non porterà mai agli stessi risultati di una fatta con il supporto di un gruppo che condivide le stesse esigenze. Quando il gruppo funziona i membri più attivi stimolano quelli momentaneamente più deboli; la ricerca di un buon lavoro dura diversi mesi e qualche volta la motivazione cala: ma il rapporto positivo con gli altri ci aiuta a superare i momenti di buio, la motivazione ballerina, le depressioni che sono sempre dietro l’angolo. E se il gruppo è composto da persone che cercano lavori diversi tra loro… tanto meglio! Minore concorrenza tra i membri e minori tensioni, visto che la condivisione delle informazioni apre nuovi mercati e può aprire anche la nostra mente alla ricerca di vendere un prodotto che… siamo noi stessi! L’importante è darsi delle regole chiare e seguirle: per esempio chiunque trovi un’occasione, deve condividerla con gli altri, pur essendo il “titolare” della stessa.

Fare networking significa creare e attivare la rete delle persone, delle aziende, delle associazioni professionali e di categoria, degli Enti che possiamo raggiungere e che ci possono portare informazioni, permettendoci così di conoscere meglio il mercato di riferimento, le occasioni di lavoro o di formazione. Ma fare networking significa amplificare la nostra potenza di ricerca.

La rete presidiata e utilizzata adeguatamente dà risultati. La condivisione delle informazioni dà risultati. Migliorare in gruppo il proprio curriculum dà risultati.

 

 

Chi cerca un lavoro davvero? Nessuno, o quasi

Diciamo la verità; Chi cerca veramente un nuovo o diverso lavoro? Quasi nessuno. Chi vuole avere un lavoro? Quasi tutti. Cercare lavoro, lo sappiamo E’ di per sé, un lavoro, o almeno un’occupazione. E costa fatica, tempo, messa in gioco; non è facile. Quanti di quelli che scrivono “in cerca di lavoro” o “alla ricerca di nuove opportunità”, lo cerca veramente? Attivamente, con costanza, con determinazione, con metodo. Frequentando un job club, attivandosi su Unbreakfast, seguendo i programmi regionali o, se proprio nulla funziona, pagando un coach o un esperto? Dandosi dei piccoli obiettivi, verificando i tempi, trovando modalità nuove od originali per mettersi in evidenza?

Meglio di no. Usate LinkedIn come un cv moderno: fatelo e non controllatelo più; così potrete dire che non funziona. Mandate 10.000 cv tutti uguali a tutto il globo; così potrete dire che nessuno vi considera. Cercate qualcuno che vi raccomandi; così potrete dire che la corruzione vi impedisce. E poi cercate di NON imparare nulla di nuovo; tanto sapete già tutto e poi in Italia non c’è meritocrazia.

Quando qualche volpe posta la possibilità – vaga, teorica, campata per aria – di darvi un lavoro, tutti a scrivere: scegli me, sono più bravo o più bisognoso! Scommetto che quando posterò un’offerta di lavoro risponderanno in tantissimi al mio finto post: dichiarerò di poter trovare, anzi no, dare un buon lavoro a chi mi pagherà 10.000 Euro. Vuoi vedere?

6 COSE DA FARE SE È DA TANTO CHE NON SOSTIENI UN COLLOQUIO

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Hai finalmente deciso che dopo tre, cinque o anche dieci anni è giunto il momento di cambiare azienda e sostenere dei colloqui per un nuovo lavoro? Se è così, è comprensibile che possa avere delle titubanze. Dopo tutto, in tutti questi anni hai costruito un buon network e hai stretto buone relazioni con i tuoi attuali colleghi. Hai progredito nella tua carriera in quella situazione e hai anche lasciato il segno. Ma ora sai che è il momento di chiudere questo capitolo e tornare dopo molto tempo dentro il “gioco” dei colloqui di lavoro. E ciò renderebbe chiunque ansioso.

Di contro la futura azienda potrebbe avere le proprie riserve sul tuo conto. Certo la tua lunga permanenza nella stessa azienda, l’esperienza maturata e la fedeltà dimostrata al tuo datore di lavoro deporrà a tuo favore. Tuttavia, il selezionatore potrebbe dubitare della tua capacità di adattarti a nuovi contesti, o di come potresti comportarti davanti a nuove situazioni che ti si presenteranno innanzi.

La buona notizia è che ci sono cinque semplici mosse che puoi adottare per scacciare ogni dubbio a te stesso ed alla persona che hai di fronte, concludendo con successo il tuo colloquio.

1. Supera le tue preoccupazioni

Come puoi presentarti al meglio al selezionatore se nutri dubbi su te stesso? Certo, è da molto che non sei protagonista di un colloquio e sicuramente ti mancherà un po’ di pratica. Tuttavia, se ti preparerai in modo adeguato con anticipo, ti porrai ai suoi occhi nel migliore dei modi. Prima del colloquio, ripeti mentalmente ad alta voce le risposte ad alcune domande tipiche, davanti allo specchio o ad altre persone, ed esercitati a parlare a te stesso più spesso. In questo modo, allenati a trasmettere fiducia, ad esempio sorridendo, stando seduto ben dritto e guardando negli occhi chi ti sta davanti. Una volta che avrai messo bene in pratica questo consiglio, sarai pronto per far passare parecchi dubbi al tuo selezionatore.

2. Focalizzati sui tuoi obiettivi

La cosa principale che un selezionatore vuole comprendere è che hai speso un tempo di qualità nella tua precedente azienda, piuttosto che esserti adagiato sugli allori per buona parte degli ultimi dieci anni.
Come è progredita la tua carriera in azienda? Illustra tutti i traguardi raggiunti, e parla dell’impatto positivo che questi hanno avuto. Puoi anche far menzione di promozioni o aumenti di responsabilità che hai avuto. Tutto ciò dimostrerà che gli anni passati in quella stessa azienda non riflettono una mancanza di ambizione. Al contrario, hai tratto tutto il possibile da essa in termini di opportunità di carriera, ed ora è tempo di cambiare.

3. Presentati come esperto del tuo campo

Fiduciosi che tu sia riuscito a dimostrare l’esperienza maturata nel settore di riferimento, ora devi fare un ulteriore passo per enfatizzare come tu sia estremamente esperto e pratico grazie a tutti quegli anni trascorsi in quel ruolo. Così come evidenziare premi e riconoscimenti ottenuti, parla di come ti sei appassionato di quel che fai ed entra nello specifico. Illustra le modalità in cui tieni le tue competenze sempre aggiornate, grazie a training, o leggendo articolo dedicati oppure partecipando a webinar. Qualunque sia il modo, dimostra al selezionatore che sebbene tu abbia già maturato una grande esperienza, hai molta voglia di continuare ad imparare nel prossimo futuro.

4. Dimostra che potrai costruire nuove relazioni

Il tuo selezionatore potrebbe essere titubante sul fatto che, avendo lavorato per molto tempo con le stesse persone, tu possa riuscire a stringere buoni rapporti con persone di un differente ambiente.
Tuttavia non avere alcun dubbio nell’asserire che hai già avuto modo di doverti trovare in una situazione simile nella tua attuale azienda. Probabilmente ti avranno chiesto di istruire un nuovo arrivato, organizzare meeting con nuovi clienti o partecipare ad eventi in rappresentanza dell’azienda. Perciò non ti è cosa nuova costruire relazioni, e chi sta parlando con t deve saperlo.
Tieni questi esempi ben fermi nella tu amente, e sii pronto ad utilizzarli durante i colloqui. Illustra come sei riuscito ad instaurare un buon rapporto con altre persone in poco tempo, grazie alla tua capacità di ascolto, ponendo la domanda giusta o parlando di argomenti di comune interesse.

5. Fagli vedere che sei di larghe vedute

Un altro dubbio che il selezionatore potrebbe avere è che i processi e le procedure acquisiti nella tua attuale azienda sono diventate talmente automatiche per te da poterti creare difficoltà nel doverti adattare ad un nuovo modo di lavorare. Puoi replicare parlando di come ti sia posto sempre in modo curioso e pronto ad accettare le novità nel tuo ruolo. Ciò può includere il tempo che hai trascorso nel cercare nuove soluzioni di business, imparare autonomamente cose nuove, o suggerendo nuove idee da implementare. Puoi anche chiedere molte cose a fine colloquio, dimostrando che ti interessa questa nuova realtà aziendale e che vuoi saperne di più, per comprendere cosa la differenzia dalla tua attuale realtà lavorativa.

6. Sottolinea il tuo bisogno di cambiamento

Come ho detto prima, sebbene la fedeltà al tuo datore di lavoro possa essere letta in modo positivo, i tuoi tanti anni di permanenza nella stessa azienda possono erroneamente essere intesi come paura del cambiamento. Il modo migliore per contrastare ciò è enfatizzare quanto tu senta il bisogno di un cambiamento, spiegando così il perché tu sia lì. Non parlare mai in modo negativo della tua precedente azienda, invece concentrati a mettere in buona luce gli aspetti positivi che ti attraggono di questa nuova opportunità, che sia il settore id mercato, la dimensione dell’azienda o il ruolo da ricoprire. Quanto ti chiederanno: “perché vuoi lasciare il tuo ruolo?”, focalizza la risposta solo sugli aspetti positivi che speri di raggiungere grazie a questo nuovo step nella tua carriera.
Per concludere, gli anni trascorsi nella tua attuale azienda saranno un asse nella mancia, ma solo se la giocherai bene. Il trucco è concentrarsi sugli aspetti pratici, spazzando via ogni potenziale dubbio del selezionatore, e dimostrando che sei ambizioso e che ti saprai adattare al nuovo contesto, formulando le tue risposte dando risalto alla tua esperienza, alle tue skill personali e all’entusiasmo di iniziare una nuova avventura lavorativa.
Ho copiato questo bel post, ma ne valeva la pena.


Autore: Dean Stallard, Regional Director Hays Hong Kong

Fonte: Hays Viewpoint